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Il merlo acquaiolo, un pregiato abitante dei nostri torrenti

Conosciamo meglio il merlo acquaiolo, un particolare uccello tipico dei corsi d'acqua freschi e puliti dell'Alto Vicentino, che attira numerosi fotografi e naturalisti da diverse regioni italiane e di cui possiamo andare particolarmente fieri.


Il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) è un uccello stanziale che vive nei torrenti e affluenti dell’Alto Vicentino, tra cui l’Agno, il Chiampo, l’Astico e l’alto Brenta. La sua distribuzione è paleartica e in Italia è presente sull’arco alpino e sugli Appennini fino a oltre i 2.000 metri di quota, anche se risulta molto localizzato, essendo legato ai corsi d’acqua di carattere torrentizio.

Di aspetto paffuto, il merlo acquaiolo è lungo dai 17 ai 20 centimetri, con un’apertura alare di 30 centimetri e un peso di 41-76 grammi. Il suo piumaggio da adulto, nella nostra sottospecie Cinclus cinclus aquaticus, è marrone scuro, con la gola bianca e il petto rossiccio, mentre i giovani sono complessivamente grigi; lo si può vedere sostare sulle rocce affioranti, volare a pelo d’acqua o pescare piccoli invertebrati sul fondale e, occasionalmente, pesciolini.


La tecnica di pesca del merlo acquaiolo è straordinaria: questo uccello, infatti, “vola” sott’acqua controcorrente, spinto verso il fondale dalla corrente stessa, aiutato dalle ali tozze e muscolose e dal proprio peso dovuto alle ossa piene. Ancorandosi al fondale con le forti zampe unghiute, rimane in apnea fino a un minuto per rovistare tra i sassi e i detriti sommersi in cerca delle proprie prede. Il piumaggio di questo uccello è costantemente impregnato dal secreto oleoso della ghiandola dell’uropigio, che lo mantiene impermeabile e fa sì che sott’acqua sembri ricoperto da un sottile strato d’aria.

La sua presenza è un ottimo indicatore della salubrità delle acque dei torrenti, poiché predilige corsi d’acqua rapidi, limpidi e ben ossigenati, con numerose rocce affioranti e una consistente popolazione di macroinvertebrati acquatici di cui è ghiotto.


Il periodo di riproduzione comincia alla fine dell’inverno; sia il maschio che la femmina, molto territoriali, iniziano a cantare già verso la fine dell’estate per aggiudicarsi il territorio di nidificazione della stagione successiva. Il canto è un continuo trillare acuto armonioso e molto potente per sovrastare i rumori dell’acqua e delle cascate (https://xeno-canto.org/72764), mentre in volo emette un metallico “zip” (http://www.xeno-canto.org/29879). Il corteggiamento avviene tra dicembre e marzo, con il maschio che ostenta il bavaglio bianco impettendosi davanti alla femmina e cantando ininterrottamente.

Tra l'inverno e la primavera la femmina depone dalle 3 alle 6 uova in un nido sferico e voluminoso fatto di paglie e muschio e posto solitamente in anfratti, lungo le rive, dietro le cascate o sotto i ponti. Dopo circa due settimane di incubazione nascono i pulli, che saranno alimentati nel nido per altre due settimane. All’uscita dal nido, i giovani rimangono nelle vicinanze per un altro paio di settimane, continuando a seguire i genitori per venire imbeccati.


I suoi nemici naturali sono pochi rapaci diurni e notturni, ma la sua esistenza può essere messa a rischio dall’inquinamento delle acque, dalle attività di ingegneria idraulica, dalla ristrutturazione delle sponde e delle briglie che va a chiudere gli anfratti utilizzati per la nidificazione; quest’ultima può essere messa in pericolo anche dal disturbo antropico dovuto all’attività di pesca sportiva, sia direttamente, col disturbo nel sito riproduttivo, che indirettamente, tramite l’abbandono delle lenze.


Il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) non deve essere confuso con il merlo (Turdus merula), un turdide che ne condivide solamente una parte di nome volgare. Il merlo, infatti, è un passeriforme legato agli ambienti boschivi e prativi e di abitudini completamente diverse rispetto al merlo acquaiolo, che invece non si allontana mai dai corsi d’acqua, dove trascorre l’intera vita pescando le sue prede sott’acqua.


Testo di J. Peruzzo e M. Vicariotto, foto di J. Peruzzo




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